Brevissimo pensiero sulla vita…

Secondo gli spiritualisti bisognerebbe vivere soprattutto di vita interiore, seguendo valori e obblighi morali. Ma di spiritualisti ne sono rimasti pochi. In realtà come scriveva Nietzsche Dio è morto, sono finiti i valori e la fede nella ragione umana. Il nichilismo sempre secondo il filosofo tedesco è diventato perciò lo stato psicologico perenne e incessante dell’uomo moderno occidentale. Perfino l’arte oltre alla religione è stata svalutata in nome della scienza. Il positivismo ha fallito con la fiducia smisurata nel fatto in sé e nella concezione unitaria del sapere. Il neopositivismo pure. È rimasto uno scientismo totalizzante. Però a onor del vero la società attuale è il culmine del materialismo e della frivolezza. I simbolisti deprecavano l’avvento dei nuovi barbari e proponevano l’artista come aristocratico. Ma tutto ciò a distanza di secoli è carta straccia. Cosa è rimasto all’uomo di massa da tempo immemorabile? Un disagio esistenziale, una angoscia simile a quella che già Baudelaire chiamava spleen. Domina incontrastata l’economia. Tutto è prodotto interno lordo. In realtà bisognerebbe essere felici di essere qui e ora, essere felici di esistere. Ma è molto difficile non avere aspettative.  Siamo esseri desideranti.  Dovremmo desiderare di non desiderare, ma se un giorno raggiungessimo la pace dei sensi rimpiangeremmo innanzitutto il desiderio. Non sappiamo ancora vivere senza Dio nonostante sia morto. L’avvento dell’oltreuomo non è ancora compiuto. E questa terra, questo mondo non hanno quindi ancora alcun senso. La nostra è un’epoca di transizione. Il nuovo deve ancora sostituire il vecchio nel cuore e nella mente degli uomini. La vita, appena rialziamo la testa, ci presenta subito il conto e ci assesta un nuovo colpo basso. Rileggevo Saba e definisce a un certo punto la vita come “un sorso amaro”. Qualcosa che dura pochissimo, appunto un sorso e per giunta amaro.  Alcuni sostengono che bisogna saper distinguere tra ciò che passa e ciò che resta. Ma che cosa resta? Noi dobbiamo fingere che qualcosa resti. Questa è la più suprema delle illusioni per cui vivere. Un’altra illusione è che ne valga la pena di fare quel che stiamo facendo. E se invece fosse tutto vano, tutto inutile?  Mi viene sempre in soccorso Saba, secondo cui il pensiero della morte aiuta a vivere. Ma ancora una volta sarà vero? Cosa siamo infine? Per Pirandello siamo uno, nessuno, centomila. Lo psicologo Kanizsa lo dimostrò scientificamente, proponendo a dei soggetti, dopo averli sottoposti a un test proiettivo fasullo, la descrizione dei loro tratti di personalità.  Li sottopose due volte a questo test farlocco e propose due descrizioni totalmente opposte. I soggetti dissero entrambe le volte che le descrizioni corrispondevano totalmente alla loro personalità.  Tutto ciò è paradossale. Siamo fatti di moltissime contraddizioni. Io sono qui, sono costretto ad ammazzare il tempo e vivere di ricordi. Io stesso sono immalinconito, intrististito, imbastardito dalla solitudine e dalla mancanza di stimoli sociali. A modo mio sono emarginato dalla vita, provo un sentimento di esclusione e di autoesclusione dalla vita. A volte mi chiedo a quanta solitudine devo arrivare? Un tempo ascoltavo la canzone Michel di Claudio Lolli, storia della fine di un’amicizia. Mi immedesimavo in Lolli trenta anni fa. Adesso ho scoperto che sono io Michel. Lolli intervistato disse che Michel aveva fatto una brutta fine: era solo, senza una donna, avvinazzato, in un paese morto della provincia francese, proprietario di una piccola officina. Almeno lui aveva un mestiere in mano e la libertà di ubriacarsi! Io nemmeno quelle! A ogni modo continuo a tirare avanti. Essendo fuori da ogni giro e da ogni gioco di potere ho anche il privilegio di una maggiore libertà interiore. Della vita non sono ancora sazio. Ho ancora molta voglia di vivere, nonostante alcune limitazioni di questa mia realtà.  Non è con il nozionismo, con la concettualizzazione, nemmeno con lo spirito critico che si tira avanti. In certi casi è bene non pensare. Vivere e pensare è troppo. Bisogna pensare di vivere più che vivere per pensare. L’intelletto, i libri sono di troppo. A volte sono ingombranti. Non ha formule l’esistenza. Mallarmè scriveva che aveva letto molti libri, ma che la carne continuava a essere debole. Perfino l’eros non ha logica. La stessa vita è irrazionale. Oppure ha leggi arcane, inarrivabili per noi. Nonostante questo cerco ancora di capire e cogliere i nessi. Ci vuole ironia, autoironia, leggerezza. La profondità serve per capire sé stessi, gli altri, le cose, il mondo. Ma per affrontare la vita ci vuole un minimo di leggerezza per non finire schiacciati dalla vita stessa. Si rimane comunque feriti, nel migliore dei casi offesi dalla vita. Ma mai lasciarsi sopraffare dalla sfortuna, dall’arlia! Talvolta fatichiamo a riprenderci. Di solito le stesse novità sono cattive notizie o cattive cose. Sempre Saba scriveva del peso della vita, sperando naturalmente che non si faccia insostenibile. 

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